I Nemici della strategia

I Nemici della strategia

I Nemici della strategia

Autore: Samuel Gentile

Chi ha il compito di prendere decisioni strategiche all’interno di un’azienda sa che fare strategia è un’attività estremamente complicata che presuppone comprensione approfondita del contesto ed esercizio analitico continuo. Però comprensione ed esercizio da soli non bastano: occorre prestare continuamente attenzione alle imboscate che ci tendono i “Nemici della strategia”. 

Cosa sono i nemici della strategia? Pratiche tanto dannose quanto radicate che regolarmente mettono a repentaglio l’attuazione di una buona strategia. Ecco alcuni esempi:

  1. La strategia pronta all’uso.Il primo nemico del fare strategia è quello di applicare un piano strategico preconfezionato. 
  2. L’abitudine. L’abitudine è un automatismo che permette di raggiungere un risultato noto percorrendo un percorso conosciuto. Tuttavia, la strategia fa esattamente il contrario: da un risultato inesplorato traccia un percorso imprevedibile. 
  3. Buona la prima”. Fare strategia è esaminare diverse strade per poi percorrere quella più adatta, perciò non è accettabile scegliere la prima soluzione senza aver esplorato le alternative. 
  4. Le convinzioni. Una volta stabilita la strategia che si intende seguire è necessario abbandonarvisi e non opporre più resistenza con le proprie convinzioni. I preconcetti, infatti, sono un fardello pesante e inibiscono tanto la strategia quanto l’agire. 
  5. La paura. La paura frena dal fare quelle cose che non sono mai state fatte prima, fa sì che le azioni mai intraprese prima vengano viste come pericolose. È vero: chi fa strategia considera sia le strade certe che quelle incerte; tuttavia, il fatto che un percorso sia incerto significa solo che non è conosciuto, non necessariamente che sia pericoloso. 
  6. Posporre la strategia. Se si desidera dare una direzione alle proprie azioni è necessario pensare e applicare una strategia nel breve periodo, prima che il contesto cambi e che la situazione diventi irrecuperabile. 
  7. Gli schemi. Seguire gli schemi significa tentare di fare strategia guardando ciò che è stato fatto fino a quel momento. Se ci si rifugia in uno schema mentale già fatto, la concentrazione si polarizza esattamente dove non dovrebbe essere: infatti, all’occorrenza, il pensiero strategico deve sapersi muovere in maniera contro-intuitiva, dev’essere frutto di una visione libera, e quindi si deve svincolare dagli schemi. 
  8. Ignorare le matrici del percorso. Una strategia è composta da più livelli: essa è un percorso potenzialmente senza uguali, visto che si modella sull’obiettivo e sullo stato del soggetto; tuttavia, al di sotto del percorso, è definita da un reticolo di modelli costruttivi. Queste matrici “sotterranee” permettono di stabilire innumerevoli combinazioni di percorso, andando a definire le diverse strategie possibili. Ma non solo, se si riconosce l’esistenza di questi modelli, nel momento in cui ci si scontra con un ostacolo apparentemente insormontabile, è possibile astrarsi dalla concretezza della strategia adottata e rievocare le matrici costruttive della stessa, cosicché si possa circuire l’ostacolo e proseguire il proprio percorso.
  9. Il neofita. Sono gli individui poco esperti in un campo che tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi -a torto- esperti. 
  10. Il “frettofilo”. È lo stretto compagno del neofita, e cioè colui che è disposto a sacrificare il valore dell’intervento pur di arrivare in fretta ai risultati. Al contrario, se si vuole fare strategia, è necessario darsi il tempo per imparare e per valutare l’approccio e il percorso adeguati.

Qualche consiglio utile

Per non cadere nelle trappole dei “Nemici della strategia”, è necessario comprendere che la strategia è una soluzione che si crea “su misura”: sia rispetto all’obiettivo, sia rispetto al contesto nel quale questa è inserita; e, poiché la realtà è mutevole, per fare strategia è fondamentale adottare gli atteggiamenti giusti, come l’intraprendenza, la consapevolezza, la pazienza, l’atteggiamento critico e il netto rifiuto di incasellarsi in soluzioni preconfezionate. 

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