Quando il mondo attorno a te cambia

Quando il mondo attorno a te cambia

Quando il mondo attorno a te cambia

Autore: Samuel Gentile

Significa che anche tu devi cambiare.

Quante volte nelle nostre vite vi siete trovati di fronte ad un evento imprevisto che vi ha destabilizzati? Quante volte avete dovuto cambiare, seppur controvoglia? 

Che lo vogliate o no, il cambiamento è parte integrante delle nostre vite.


Come il vento in montagna, a volte è una piacevole brezza, leggera e quasi impercettibile, altre volte è un’inattesa tormenta, dal carattere intenso e burrascoso che ci coglie impreparati, ci fa sentire impotenti e indifesi.

In questo momento ci troviamo di fronte ad una serie di eventi che pongono forti interrogativi sul futuro delle nostre aziende e organizzazioni: dobbiamo cambiare? In cosa dobbiamo trasformarci? Come dobbiamo farlo?

Per fortuna c’è qualcuno che, del cambiamento, ne ha fatto una questione importante, tanto da dedicarci sopra una vita di studi. Ecco quindi due letture che ci possono tornare utili, per accendere qualche lampadina e farci trovare qualche risposta.

Adriaan Bekman in “L’arte di cambiare” offre un’interessante visione di come sia possibile produrre il massimo livello di engagement nei collaboratori quando si vuole mettere in atto un cambiamento all’interno di un’organizzazione. La metodologia ideata dall’esperto di leadership si basa sul presupposto che la vita di ciascuno si compone di una serie di processi che si intrecciano tra loro, dove il processo è da considerarsi come la ripetizione ritmica di attività che svolgiamo, anche assieme ad altri. A loro volta, le varie concatenazioni di processi del singolo si intrecciano con quelli dell’altro, attraverso il dialogo.

Nel viaggio tra processi e dialoghi scriviamo la nostra biografia, all’interno della quale sviluppiamo memoria e personalità, oltre a dare significato a tutti i contenuti della nostra vita. Secondo l’autore, processo, dialogo e biografia sono le basi del vivere in un contesto organizzato. È chiaro, dunque, che nel momento in cui i manager dell’organizzazione volessero attuare un cambiamento all’interno dell’azienda, per far sì che si implementi nel modo più efficace è necessario che questo interessi processi, dialoghi e biografie di tutti i collaboratori. Solo così, infatti, sarà possibile produrre un cambiamento condiviso e non imposto, orizzontale e non verticale

Il fatto stesso che Bekman abbia scelto di affrontare questo argomento presuppone che in genere i collaboratori si trovino a dover subire scelte imposte dall’alto e che dunque, a loro volta, i manager si trovino a dover combattere la diffidenza e resistenza dei subordinati.

Ed è proprio l’aspetto della resistenza al cambiamentoad essere il più interessante, come vediamo in questo secondo libro

Spencer Johnson, rinomato autore di numerosi testi di auto-aiuto, vi dedica un curioso libricino intitolato “Chi ha spostato il mio formaggio?”. Nel testo Johnson sfrutta una parabola dall’intreccio elementare per far ragionare il lettore su quale sia l’atteggiamento da adottare di fronte al cambiamento.

La storia ha per protagonisti i due gnomi Tentenna e Ridolino e la coppia di topolini Nasofino e Trottolino. I quattro trascorrono le loro vite all’interno del Labirinto: tutti i giorni si alzano all’alba, escono dalle loro casine e iniziano a cercare il Formaggio. Dopo un lungo periodo di ricerche, finalmente ne trovano un’abbondante riserva. A questo punto i due topi, che essendo animali godono di un’intelligenza modesta, ma hanno un istinto molto sviluppato, perseverano nelle loro buone abitudini: si svegliano all’alba e si mantengono allenati e ricettivi rispetto all’ambiente che li circonda, pur godendo dell’enorme quantità di formaggio acquisita. Diversamente gli gnomi, di aspetto e carattere antropomorfico, si impigriscono; l’arroganza derivante dall’illusione di aver raggiunto la felicità in modo permanente li rende ciechi di fronte ad una scorta di formaggio che invece cala a vista d’occhio.

Così, quando inevitabilmente questa finisce, se i topini riprendono la loro attività di ricerca senza esitare, gli gnomi increduli rimangono impietriti. Il rancore nei confronti dell’ingiustizia subita e la fame assorbono tutte le loro energie, mentre la rabbia, l’incredulità e la paura li frenano dal gettarsi nuovamente nell’intricato groviglio di corridoi del labirinto. 

Tentenna e Ridolino, però, non sono uguali: entrambi sono vittime dello sconforto, ma Ridolino ha la capacità squisitamente umana di saper ridere di sé. È grazie a questa meravigliosa facoltà che lo gnomo si rende conto delle contraddizioni che caratterizzano il suo comportamento. 

Perché continuare a disperarsi per qualcosa che è già accaduto e che non cambierà? Perché lasciarsi irretire dalla paura dell’ignoto, quando l’unica certezza è quella che se non farà qualcosa morirà di fame?

Perché non spostarsi con il formaggio?

Ridolino alla fine abbandona Tentenna (che a differenza dell’amico non riesce a vincere la delusione) e va in cerca di nuovo formaggio. Il gusto di scoprire come finisce la storia lo lasciamo a chi vorrà leggere questo semplice libricino dal forte impatto. 

La parabola scritta da Johnson dipinge uno scenario che tutti conosciamo. 

Siamo esseri umani, e come tali dobbiamo fare i conti con le nostre passioni. Ma possiamo ridestarci: possiamo ridere di noi stessi e imparare dai nostri errori. Possiamo -e dobbiamo- cambiare assieme al cambiamento, interiorizzarlo e reagire di conseguenza.

La morale che vogliamo condividere:

Il cambiamento capita o si sceglie, ma solo adottando l’approccio giusto il nostro adattamento va a buon fine. 

Il cambiamento costituisce uno stravolgimento, affinché ci si possa lavorare lo si deve concretizzare. È necessario concedergli quel posto che ha già conquistato nelle nostre realtà, per permetterci di definire ed attuare un approccio efficace e costruttivo che guidi il nostro adattamento.

Solo allora, come Ridolino, cercheremo e scoveremo più volte la Felicità, imparando a farci trovare ogni volta meno impreparati di fronte al prossimo imprevisto che -state pur certi- ci sorprenderà di nuovo.

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